lunedì 4 settembre 2006

I parassiti (1)

Da tempo pensavo che - forse - fosse giunto il momento di cambiare il tono del mio blog, di solito troppo critico e diretto, e di interessarmi solo a quelle cose che mi fanno sentire bene, dove non esistono i contrasti e gli eccessi della vita quotidiana: l'arte, la filosofia, il cinema, i libri, la musica, il mondo subacqueo... Ma non credo che sia possibile evitare (almeno per me) di raccontare le mie opinioni - spesso inflessibili - e le mie rabbie rispetto agli accadimenti del mondo.

Oggi sono arrivata al limite umano di sopportazione di una sleale e fraudolenta condotta in ambito professionale. Un modo di agire che ha il solo scopo di trarre profitto dal depauperamento, inteso sia come impoverimento sia come sottrazione, del lavoro altrui, fatto di impegno, responsabilità, capacità e anche di amore. Voglio parlare dei metodi - governati da principi vergognosi - adottati da molte aziende - italiane - per conquistare una posizione, o una malsana ricchezza, quella immediata, che consente solo di rimanere a galla e non di nuotare agiatamente, in un mercato altrettanto ipocrita, che a sua volta non controlla e non garantisce alcun critero di comportamento e di relazione in una comunità così ampia e male assortita. Sono modi di operare che fanno male (prima a singoli e poi a tutta la collettività), che danneggiano il lavoro e a catena anche le stesse aziende disoneste e quindi il mercato. Barcamenarsi è errato, perché significa non guardare al proprio benessere futuro, ma alla contingenza, al "mi salvo il culo adesso e poi vedrò!"; è delittuoso perché si annulla la risorsa principale e imprescindibile del lavoro: la persona, che da queste logiche, è la prima a non sopravvivere.
Il campo a cui mi riferisco è ristretto, la comunicazione creativa, il settore in cui lavoro da più di dieci anni, ma l'analisi che voglio fare può essere un esempio valido per tutti gli altri ambiti. Gli argomenti, invece, sono molti, e spero di avere la lucidità necessaria per discuterli tutti chiaramente! Farò nomi ed esempi, mostrerò la mancanza di professionalità, di capacità e di intelligenza. Punterò lo sguardo proprio lì dove le aziende negano il loro: sul Principio Imperativo che fa di una azienda quella azienda e non un'altra: la Qualità. L'intenzione finale è di denunciare la situazione che si sta profilando, ormai da tempo e in modo sempre più preciso ed evidente, nel mondo del lavoro, un contesto certamente complesso, ma che mostra una propria identità, per cui è facilmente riconoscibile e imputabile.

(continua...)

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