Tuesday, January 01, 2008

Fiducia nelle nostre potenzialità per il 2008

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO

Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 2007



A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani, in patria e all’estero, sento di dovere una risposta, insieme con il più sincero, cordiale augurio. Una risposta alla domanda che più ci inquieta: come dobbiamo guardare all’anno che sta per iniziare, con quali preoccupazioni e con quali motivi di speranza e di fiducia? E’ una domanda non facile, alla quale vorrei provarmi a rispondere partendo da quel che dell’Italia ho visto e ho potuto intendere lungo tutto il 2007, attraverso un gran numero di visite e di incontri.

Ho visto, dal Sud al Nord – la mia più recente, intensa tappa è stata Milano – aspetti eloquenti dell’Italia che vuole crescere, divenire più moderna e più giusta, e che sa come per non perdere terreno in Europa e nel mondo debba vincere competizioni e sfide difficili. Ho colto – nelle situazioni più diverse, anche se non dovunque nella stessa misura – segni concreti di dinamismo e di capacità innovativa, prendendo visione di realizzazioni e progetti audaci. Mi si è presentata in questa luce la realtà dell’economia, delle imprese e del lavoro produttivo; e la realtà di istituzioni indubbiamente vitali. Ho visitato, in particolare, Istituti di ricerca e di alta formazione che possono ben vantare il titolo di centri di eccellenza.

Questi sono fatti, e sono motivi di fiducia nell’avvenire dell’Italia: il problema sta nel come valorizzare e incoraggiare dovunque nel paese questo dinamismo, nel come trasmettere questi impulsi all’intero sistema Italia, puntando sull’innovazione e sul merito, privilegiando fortemente l’istruzione, così da giungere via via a un più alto tasso di crescita, a una crescita più sostenuta e generale, in cui sia pienamente coinvolto il Mezzogiorno. Se questo è il problema, con esso deve misurarsi la politica – governo e istituzioni rappresentative ad ogni livello – ma debbono misurarsi nello stesso tempo tutte le forze sociali e culturali. Non c’è da abbandonarsi alla sfiducia, ma da proporre, decidere, operare.

E c’è da proporre soluzioni innanzitutto di fronte all’allarme per l’aumento del costo della vita, che la parte più povera e disagiata della popolazione può sempre meno reggere e un’altra parte delle famiglie, che conta solo su retribuzioni e redditi insufficienti, regge a costo di seri sacrifici, mai abbastanza riconosciuti.

Il malessere sociale è qui, ed è nell’incertezza del lavoro, in special modo nella difficoltà, ancora per troppi giovani nel Sud, a trovare lavoro, nonostante la netta diminuzione del tasso nazionale di disoccupazione. Il malessere è nella insufficiente tutela del lavoro, della vita sul lavoro. Questo è stato e rimane un mio assillo. Mi hanno commosso e scosso le parole di un giovane compagno di lavoro del ventiseienne Rosario, uno degli operai travolti nell’orribile rogo di Torino: “Noi ragazzi che siamo cresciuti insieme a lui da quando avevamo 14 o 15 anni, se lui lotta per la vita dobbiamo lottare con lui fino alla fine”. Gli sono rimasti accanto, poi purtroppo la fine è giunta. E ieri è giunta anche per Giuseppe, altro ventiseienne, ultima delle vittime di una vera e propria inaudita strage. Abbraccio con affetto i loro familiari e la città.

Molti e diversi sono comunque i fatti che smentiscono le rappresentazioni di un’Italia in declino. Un autorevole osservatore straniero – e ce ne sono di attenti e non malevoli – ha di recente indicato un punto di forza del nostro paese – in particolare, la chiave del forte successo, in questo periodo, delle nostre esportazioni – nella cultura della creatività, che deve far considerare grande il potenziale delle nostre imprese e del nostro lavoro. E in questo nuovo esprimersi della creatività italiana, rivive la forza di una tradizione, di un patrimonio e di una sensibilità cui dobbiamo dedicare ben maggiore attenzione. Dovunque mi sia recato in visita quest’anno in Europa e fuori d’Europa ho constatato quanto grande sia la forza d’attrazione del nostro patrimonio storico-artistico e culturale, antico e moderno. Un patrimonio che parte da lontano, come ci dice in questo momento la straordinaria mostra delle opere illegalmente sottratte e ora recuperate all’Italia, grazie a un esemplare sforzo congiunto delle istituzioni e dei corpi dello Stato.

E’ una mostra ospitata al Quirinale. Perché questo Palazzo, senza eguali al mondo, è – permettetemi di sottolinearlo – tra i luoghi più rappresentativi della storia e della creatività italiana, ed è aperto a tutti gli italiani, che in diverse centinaia di migliaia l’hanno visitato nel corso del 2007.

Qui abbiamo accolto anche tante rappresentanze dell’Italia più operosa e generosa. E dell’Italia che soffre, che lotta contro le sofferenze e sostiene l’impegno a combatterle. Mi ha molto colpito l’incontro che abbiamo avuto in Quirinale in occasione della Giornata dedicata alle persone con disabilità: abbiamo visto queste persone non rassegnate, impegnate a esprimere una speranza attiva realizzando al meglio se stesse grazie a una splendida rete di solidarietà. E ciò ci dice che grande è anche il potenziale umano e morale di cui l’Italia dispone.

Vi sto parlando poco di quel che accade nella sfera della politica e delle istituzioni. Ma non certo perché non sia importante: piuttosto perché vorrei richiamare l’attenzione su quel che di più ampio vive e conta nel paese, sulle realtà e sulle responsabilità che non possono ridursi alla sfera della politica. Siamo poi in un momento in cui molto si discute sul bilancio di attività del governo e sulle critiche e richieste dell’opposizione: se ne discute in libertà e con asprezza, e non possono esserci interferenze da parte mia, in nessun senso.

Posso solo dire che per consolidare e generalizzare tutti i fenomeni e fermenti positivi che ho richiamato, per mettere a frutto le potenzialità su cui l’Italia può contare, è comunque indispensabile che si adottino alcune riforme in campo istituzionale e che si crei un nuovo, più costruttivo clima politico, fondato su una effettiva legittimazione reciproca. Mi sono speso a tal fine sin dall’inizio del mio mandato, e insisterò nelle mie sollecitazioni e nei miei appelli: ora che uno spiraglio di dialogo si è aperto, con il contributo di entrambi gli schieramenti politici, specie sulla riforma elettorale, occorre assolutamente evitare che l’occasione vada perduta. Quali siano le condizioni, da un lato, per la continuità dell’azione di governo, e dall’altro, per un esito positivo del confronto sulle riforme, lo si vedrà presto in Parlamento.

Torno ora su considerazioni che si rivolgono a voi tutti, a noi tutti come italiani. Possiamo avere più fiducia in noi stessi, ma dobbiamo essere più esigenti verso noi stessi. Ci preoccupano giustamente l’insicurezza e la criminalità; ci preoccupano difficoltà e fenomeni legati a una immigrazione in rapida crescita. Non si possono tuttavia ignorare i risultati ottenuti colpendo i vertici delle organizzazioni mafiose, o conseguendo una diminuzione di varii tipi di reato: si tratta di risultati di cui va dato merito alla magistratura e alle forze dell’ordine, apprezzandone l’impegno sempre rischioso e garantendo loro mezzi adeguati. Ma quel che più conta, perché ciascuno possa fare la sua parte, è liberarsi dalle paure che non fanno ragionare e dai particolarismi che non fanno decidere.

La paura può far dimenticare i limiti e i diritti da rispettare nell’azione che va condotta a tutela della sicurezza dei cittadini; la paura può far degenerare la fondata richiesta dell’osservanza della legge e delle regole da parte degli immigrati in minaccia inammissibile di violazione della libertà di culto per tutte le confessioni religiose e della dignità di quanti, provenienti da paesi lontani e vicini, operano nel nostro paese soddisfacendone esigenze e domande concrete.

Paure irragionevoli e particolarismi, politici o localistici, emergono in troppi casi: impedendo, ad esempio, la soluzione del sempre più allarmante problema dei rifiuti in Campania, con grave danno per le condizioni e per l’immagine di una città e di una regione nelle quali invece non mancano energie positive, realtà nuove e iniziative di qualità.

Essere esigenti verso noi stessi significa impegnarci a dare prove effettive di senso civico, dalle più semplici alle più impegnative, come quelle offerte dal coraggioso esporsi degli imprenditori siciliani contro pizzo e mafia; a dare prove di consapevolezza dell’interesse generale, contribuendo, ad esempio, alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela del territorio e del paesaggio, insidiati da nuove spinte speculative. L’interesse generale esige rispetto reciproco tra le istituzioni, ancora una volta, e più che mai, rispetto ed equilibrio tra politica e magistratura, fiducia in tutte le istituzioni di garanzia.

L’interesse generale esige un pieno sostegno all’azione internazionale dell’Italia, al suo impegno, innanzitutto, nell’Unione europea per favorirne il rilancio e l’iniziativa comune sui temi cruciali della pace e della sicurezza internazionale. Qualche settimana fa, portando negli Stati Uniti la voce unitaria del nostro paese, la conferma di una collocazione internazionale dell’Italia largamente condivisa, ho potuto verificare come il nostro maggiore storico alleato apprezzi i contributi e gli sforzi dell’Italia e dell’Europa in un mondo drammaticamente percorso, ancora in questi giorni, dall’aggressività del terrorismo e da una molteplicità di mutamenti e sfide globali e di gravi tensioni. In questo momento, siamo perciò più che mai vicini e grati alle migliaia di nostri militari che affrontano l’estremo rischio quotidiano – rendo commosso omaggio a quanti hanno anche di recente sacrificato la vita in queste missioni – e insieme affrontano la fatica dell’impegno umanitario, in aree tra le più critiche di questo mondo. Lo fanno, lo facciamo nello spirito della Costituzione repubblicana.

Ecco, vedete, ricorre da domani il sessantesimo anniversario della nostra Carta fondamentale: proprio nel proporci di rivederne alcune regole, relative all’ordinamento della Repubblica, dobbiamo risolutamente ancorarci ai suoi principi, anche e non da ultimo ai suoi valori morali, e in special modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto.
Ciò vale per quell’indirizzo di tutela del lavoro che ho già evocato; o per quell’indirizzo di pari opportunità, in primo luogo tra uomo e donna, che si è venuto solo parzialmente attuando; o ancora per un indirizzo, quale è stato anni fa riformulato, di nuovo equilibrio tra le istituzioni centrali e quelle regionali e locali. Né meno attuale è l’indirizzo costituzionale di garanzia della libertà religiosa, di reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa, che richiede un misurato e schietto confronto tra l’Italia e la Santa Sede, com’è nei voti – ne sono certo – del Pontefice Benedetto XVI, cui rinnovo un sincero augurio.

A voi che mi ascoltate, e a quanti sono in queste ore raccolti con le loro famiglie, auguro un anno sereno, per difficile che sia. E’ un augurio che si ispira a sentimenti e ragioni di fiducia nell’Italia, perché cresca e migliori, guardando soprattutto alle generazioni più giovani e a quelle che verranno.

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Saturday, December 15, 2007

Non solo creatività, design e moda...

... anche eccellenza nella ricerca scientifica e nell'industria, in condizioni economiche e strutturali difficili. Ma i fiori all'occhiello dell'Italia sono:

Ricerca sulle malattie genetiche e terapia genica
La terapia genica è una nuova e promettente forma di terapia per un gran numero di malattie genetiche altrimenti incurabili: è così che nel 1995 nasce a Milano l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, una joint-venture tra l’Istituto Scientifico San Raffaele e la Fondazione Telethon per lo sviluppo della ricerca di base, preclinica e clinica nella terapia genica di malattie genetiche...

La XXI Spedizione italiana in Antartide
La XXI Spedizione italiana in Antartide, come le precedenti, vede la programmazione di diverse ricerche in mare e per l'OGS-Explora, la nave da ricerca dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, con sede a Trieste...

Fincantieri di Muggiano
E’ stata consegnata presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia) la ‘Sagar Nidhi’ (’Perla degli Oceani’), nave oceanografica realizzata per il National Institute of Ocean Technology (Niot) di Madras...

The Italian HighTech Shipbuilders
Rodriquez Cantieri Navali è una delle maggiori realtà cantieristiche al mondo, da più di 60 anni leader nella costruzione di navi ad alta velocità e capace di diversificare una produzione caratterizzata da soluzioni ad altissima tecnologia...

Tor Vergata (dipartimento di Matematica ), eccellenza italiana in Europa
Al livello di eccellenza sono stati selezionati solo altri 5 dipartimenti universitari italiani, quattro per Fisica (Università La Sapienza di Roma, Università degli Studi di Pisa, Università degli Studi di Padova e Università degli Studi di Firenze) e uno per Chimica (Università di Bologna). Molti altri dipartimenti italiani sono presenti nella categoria immediatamente inferiore la «top».

Nanotecnologia
Nanotec IT (Centro Italiano per le Nanotecnologie) è stato creato nel 2003 da AIRI, Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, per farne un punto di riferimento nazionale per le nanotecnologie per industria, ricerca pubblica, istituzioni governative.Nel 2006, AIRI/Nanotec IT, con l’appoggio di numerose imprese private e strutture di ricerca pubbliche, si è fatto portavoce di una proposta per sollecitare il Governo Italiano ad attivare una Iniziativa Nazionale per le Nanotecnologie (INN) che faciliti e renda più efficace l’impegno in questo campo...

ICRANet
Network Internazionale di Centri per l’Astrofisica Relativistica, International Centre for Relativistic Astrophysics ha sede a Pescara. Le origini dell’Organizzazione risalgono al 1985 quando, per volontà dei Premi Nobel Abdus Salam e Riccardo Giacconi e, soprattutto, del Prof. Remo Ruffini, nasce l’ICRA (Centro Internazionale per l’Astrofisica Relativistica) presso l’Università degli Studi di Roma, Facoltà di Fisica...
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IL POLO DI TRIESTE
Sede del Parco scientifico e tecnologico più grande d'Italia, che vanta una concentrazione di ricercatori tra le più importanti d'Europa, l'Area Science Park ospita Centri di Ricerca ed Istituti nazionali e regionali italiani, stranieri ed internazionali, che svolgono attività di ricerca di base ed applicata in vari settori, dalla fisica alle biotecnologie, dalla genomica alla fisica dei materiali, dalla ricerca applicata all'industria farmaceutica, alimentare, alla microelettronica ed informatica...

Agenzia Spaziale Italiana
In meno di due decenni si è affermata come uno dei più importanti attori mondiali sulla scena della scienza spaziale, delle tecnologie satellitari, dello sviluppo di mezzi per raggiungere ed esplorare il cosmo.Grazie all’attività dell’ASI, la comunità scientifica italiana ha ottenuto negli ultimi decenni successi senza precedenti nel campo dell’astrofisica e della cosmologia, contribuendo tra l’altro a ricostruire i primi istanti di vita dell’Universo, compiendo passi fondamentali verso la comprensione del fenomeno dei gamma ray bursts e delle misteriosi sorgenti di raggi gamma.

... e altro ancora. La pagina dei centri di eccellenza universitari italiani nel sito di "Ricerca Italiana" è qui

Le attività di ricerca svolte dalle imprese a valere sui fondi pubblici, costituiscono una parte rilevante del totale degli investimenti in ricerca delle imprese italiane. Il complesso di attività di ricerca supportate dal MIUR rappresenta quindi un osservatorio privilegiato sul sistema della ricerca industriale italiana.
Il noto paradigma dimensionale «la maggioranza degli investimenti privati in R&S è fatta dalle Grandi Imprese» mostra i primi segni di inversione all’interno dell’osservatorio del MIUR. Il rapporto, infatti, tra i finanziamenti concessi dal Ministero a Grandi Imprese (GI) e Piccole e Medie Imprese (PMI) è passato negli ultimi dieci anni da un valore di oltre uno a dieci (un miliardo di agevolazioni concesse a PMI ogni dieci concesse a GI), fino ad un valore inferiore di uno a due (un miliardo di agevolazioni concesse a PMI ogni due concesse a GI).
Inoltre le PMI dimostrano, come era prevedibile considerando le difficoltà a condurre singolarmente attività di ricerca, una propensione alla collaborazione con Università ed Enti di Ricerca superiore del 50% rispetto alle GI. Negli ultimi tre anni la percentuale complessiva di collaborazione, sia per le PMI che per le GI, è più che raddoppiata.

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Friday, December 14, 2007

Holiday Shopping that Protects Animals all Year Long

Gifts for Animals Save Lives »

Each Gift for Animals helps an animal in need and comes with an IFAW pen and pencil set, or canvas tote bag - gifts that fit snugly in any animal lover's holiday stocking.
This year, instead the usual stocking stuffers, consider giving your friends and family a present that helps animals around the world. For more than 38 years IFAW has been reducing commercial exploitation of animals, safeguarding wildlife habitats, and assisting animals in disasters and distress. A Gift for Animals stocking stuffer in the name of your friends and family helps IFAW continue to protect their favourite animal.

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Wednesday, December 05, 2007

Storia e destino

Storia e destinoSchiavone, Aldo, Storia e destino, Einaudi, Vele, Torino, 2007.

Voto: 3 stelline su 5

L'Essere e il divenire sono in una relazione strettissima, l'uomo è parte di un mondo che oggi è percepito sempre più in movimento e in mutamento. In ogni momento abbiamo a che fare con la velocità del tempo, basta osservare ciò che ci circonda per comprendere il disagio sentito intensamente dagli uomini che abitano questo mondo. Quegli uomini che vivono nell'istante, perché l'adesso è subito domani.
L'identità del singolo, e anche quella collettiva, si trova di fronte al tempo: essere e divenire si confrontano, ma l'attività del tempo è incessante, rapida e vertiginosa. Esso modella, modifica e spesso stravolge proprio quell'identità che con fatica è emersa e ha preso forma dal "tempo profondo" (di cui parla Schiavone) e soprattutto dalla memoria di quel "tempo profondo".
Quella di Schiavone è un'interessante lettura, ma, anche se nel complesso ho un'affinità di visione con quella dell'autore, devo però ammettere che alcune riflessioni da lui sviluppate (anzi, poco sviluppate, considerando la dimensione del libretto che Schiavone definisce "più leggero di una foglia") non mi convincono del tutto. Una, in particolare, è la dimensione del sentimento e delle emozioni dell'uomo odierno (il quale vive in un "tempo accelerato") che non viene considerata. Siamo davvero convinti che sia possibile scindere l'intelligenza dalla natura, e soprattutto non valutarla nella propria estensione più soggettiva, quella del sentimento, della passione, in una parola: dell'animo umano? E com'è possibile parlare di un "nuovo umanesimo" se l'uomo non viene considerato nella propria totalità?
Un secondo aspetto cruciale affrontato nel testo è quello "dell'accrescimento della potenza dell'umano". Questa potenza si dirige verso l'infinito: l'uomo è oggi in cammino su quella strada che gli permetterà di sfondare le barriere della propria limitatezza, del proprio essere finito. Vero! ancora una volta basta guardarci attorno, ma a mio parere è necessario distinguere due piani: l'uomo come singolarità e l'uomo come specie. La specie si prolunga oltre il finito, il singolo ha la sua tappa finale e non solo per natura ma per forza di cose. Se ipotiziamo, come dice Schiavone, che le novità bio-ingegneristiche aiuteranno a prolungare la vita dell'uomo oltre natura, ossia ci sbarazzeremo dell'insufficienza di quel corpo sempre mal sopportato, è anche vero però che quella vita si troverà a fare i conti con i limiti psicologici, emotivi e di coscienza che la propria natura impone. Il salto che l'uomo dovrà compiere sarà quindi enorme perché il "tempo accelerato" (o contratto, o ristretto) sia adeguato a rendere l'uomo stabile in una nuova identità.
E, inotre, siamo veramente sicuri di poter parlare di una *nuova identità* quando il tempo non lascia margine alla costituzione di una memoria, quell'ambito che mantiente il legame essenziale tra "Storia" e "Destino", ed è perciò il terreno fondante per costituirci come persone?
Siamo ciò che siamo perché abbiamo avuto il coraggio di guardare indietro e di conoscere come eravamo. E soprattutto abbiamo mantenuto la memoria del passato.

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Tuesday, December 04, 2007

La regina Margot

Dumas, Alexandre, La regina Margot, BUR, Classici moderni, Milano, 2007.

Voto: 5 stelline su 5

La regina Margot è un romanzo storico di Alexandre Dumas padre, il quale pubblica l'opera nel 1844 assieme agli altri due celebri capolavori: I tre moschettieri e Il conte di Montecristo.
La storia che racconta Dumas va al di là del titolo, o meglio, l'autore imputa Margot come il capro espiatorio, la vittima sacrificale degli interessi di stato. Siamo nel 1572-1574 alla corte di Parigi, il regnate è Carlo IX, fratello di Margerita di Valois (Margot), la quale il 18 agosto del 1572 sposa per voleri politici, soprattutto della regina madre Caterina de' Medici, il re di Navarra, colui che succederà al trono di Francia nel 1589 con il nome di Enrico IV, e che sarà il primo re, appunto di Francia, della dinastia dei Borboni.
Ma questo periodo storico, che l'autore descrive con un'incredibile capacità espressiva e raffinatezza di stile, non viene presentato considerando solo il lato umano e psicologico degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia del momento, è piuttosto mostrato nei tragici eventi politico-religiosi che hanno segnato il corso di grandi regni, quello francese, spagnolo e inglese. Sono le Guerre Ugonotte. Empie stragi di uomini protestanti che hanno per protagonisti ed esecutori proprio i personaggi di cui abbiamo detto sopra.
Data importante è la Notte di San Bartolomeo, 23-24 agosto 1572, chiamata anche Strage di San Bartolomeo, perché furono uccisi dai cattolici 20.000 Ugonotti in tutta la Francia, di cui 3.000 a Parigi. Due anni prima, nel 1570, venne stipulata la Pace di San Germano grazie alla forza di persuasione dell'Ammiraglio Gaspard de Coligny (capo degli Ugonotti) su Carlo IX, invitato ad una politica antispagnola. Ma il re di Francia, perfidamente consigliato dalla madre, che Dumas in tono spregiativo chiama "la fiorentina", verrà meno al vincolo di pace. La regina madre infatti prenderà a pretesto le nozze di sua figlia Margherita con il re Enrico di Navarra per liquidare Coligny e gli Ugonotti, ed è da questa circostanza che inizia a dispiegarsi il romanzo.

Alcune citazioni:

«[...] una donna non perdona ad un'altra di portarle via un uomo, anche se ella non lo ama»;

«Perciò l'ambizione morse il cuore della giovane donna o meglio della giovane regina, troppo superiore alle debolezze volgari per lasciarsi trascinare da un dispetto di amor proprio: in ogni donna, anche mediocre, quando ama, l'amore non ha miserie del genere, poiché l'amore vero è anch'esso un'ambizione»;

«Tutti gli uomini, anche i più indifferenti ai pregi fisici, in determinate circostanze hanno con il loro specchio tacite conversazioni, segni d'intesa, dopo i quali si allontanano dal loro confidente quasi sempre molto soddisfatti del colloquio»;

«[...] dire insomma i pensieri sinistri che Caterina de' Medici e il duca d'Alençon ruminavano in fondo al loro cuore, sarebbe voler dipingere il rimescolio odioso che si vede brulicare in fondo ad un nido di vipere».

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Thursday, November 29, 2007

IO MI DISSOCIO

Mi dissocio da questa società, da questo paese e da questo mondo, perché il mio mondo è diverso!

Mi riferisco agli ultimi fatti di cronaca e in particolare a quel rom assasino che diventa testimonial. Non voglio pronunciare il suo nome e nemmeno quello dell'agenzia che ha avuto questa idea violenta e dolorosa, altrimenti contribuirei alla pubblicità di questi pazzi!

Questo paese, anzi, questo mondo tutto intero, ha perso il senso morale. Quella morale biologica che ci ha formati prima di tutto come esseri umani, come possessori di coscienza, di sentimento e di emozioni. Oggi solo in pochi sanno distinguere il bene dal male, quel confine che dovrebbe separare le due dimensioni si è frantumato da tempo in molti, ora invece si è polverizzato nel nulla nella maggior parte. E' una società, la nostra, che protegge gli assassini, i criminali, i malfattori, e non solo li tutela ma li innalza a modelli di esempio e di educazione; e mentre queste orrende persone se ne stanno e vivono compiaciute nella loro sfera inviolabile, dimenticano, non comprendono e non sentono ciò che è giusto e ciò che non lo è. Quando si vive protetti non si genera il senso di responsabilità né quello di umanità, e l'atto atroce che è stato commesso diviene confuso, appare come una fantasia della loro mente, un incubo solo sognato e mai accaduto. Non affiora nemmeno il senso del pentimento (non è il pentirsi cristiano) per ciò che è stato fatto, ed ecco che essi si dichiarano *non colpevoli*. Loro sono i primi a crederlo, e noi i secondi!

Dimenticavo, un'ultima cosa:
Perché il Presidente della Repubblica non ha richiamato gli italiani al senso morale, civile, umano e di diritto?

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Tuesday, November 27, 2007

Improve your English

THE BELLISSIM' STORY OF CAPPUCCETT RED

One mattin her mamma dissed: "Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!". Cappuccett didn't cap very well this ultim thing but went away, dasol, with the cest.

Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! Ndove do you go?". "To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills" she dissed.

"Ah, mannagg 'a Maruschella!" (maybe an expression com: "what a cul that I had") dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry." And the lup went away, but not very away, but to the nonn's House.

Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest. The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and, after saluting the nonn, magned her in a boccon. Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let.

When Cappuccett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered. But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord!) dissed: "But nonn, why do you stay in let?" And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!".

"Oh, poor nonn!" said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn't she?). Then she dissed: "But... what big okks you have! Do you bisogn some collir?". "Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl" dissed the nonn-lup.Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks you have! do you have the Orekkions?".

And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better". And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents you have!"And the lup, at this point dissed: "It is to magn you better!" And magned really tutt quant the poor little girl.

But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frod sented all and dissed: "Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds".

And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup. Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).

And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies that were in the cest. And so, everybody lived felix and content...

(maybe not the lup!).

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