sabato 5 novembre 2011

Alice nel paese delle meraviglie asked in a loud voice

Recensione, Mar 12, 2010 Published on A.

Nei due libri:

1. Possibilità e necessità; rovescio o speculare
In Alice nel Paese delle Meraviglie la stanza delle porte in cui Alice si trova dopo essere caduta nel buco è una stanza delle neccessità. E la necessità è data da una sola porticina che per Alice è l'accesso diretto al giardino delle meraviglie. Ma l'impossibilità di passare da quella porta (Alice sbaglia la sequenza delle azioni) è nella logica delle cose nel mondo del rovescio, e le avventure successive si trasformano in nuove possibilità allo scopo di raggiungere un'identità e casualmente quel meraviglioso giardino.
In Attraverso lo specchio la scacchiera invece è la possibilità di mille avventure nella logica del senso (ad ogni mossa si riconfigura il gioco: le azioni di ogni elemento sulla scacchiera influenzano quelle di un altro suo opposto). Ma nella logica inversa, speculare, del nonsenso, il gioco degli scacchi diviene una necessità: il movimento di Alice sulla scacchiera è rettilineo, Alice è un pedone e parte da d2 per raggiungere d8 e diventare regina senza mai essere minacciata da altri pezzi, se non una sola volta dal cavaliere rosso. Anche la regina bianca ha per ben due volte la possibilità di fare scacco al re rosso, ma non lo fa. E' evidente che il gioco degli scacchi è in questo libro la specularità di una già reale specularità, dove nessuno mangia e nessuno fa scacco, perché è una necessità allo scopo finale di Alice.

2. Gli eventi
In Alice nel Paese delle Meraviglie le avventure sono eventi casuali e non hanno una continuità "lineare" tra loro: la nuova situazione in cui la protagonista si trova non nasce da quella precedente. Proprio come accade nel sogno, non c'è un inizio né una fine, tutto rimane sospeso tra un'avventura e l'altra, e Alice capiterà casualmente nel giardino delle mervaviglie.
Mentre in Attraverso lo specchio le avventure hanno una loro continuità rappresentata dall'avanzamento nella scacchiera, e (Alice si ritroverà ad essere consapevole di questo avanzamento quando dice di non voler essere prigioniera di nessuno ma di voler diventare regina) ogni riquadro rappresenta una nuova e continua esperienza verso lo scopo finale.
In ogni caso, Alice conosce nuove e altre esperienze che non appartengono alle strutture logiche e categoriali definite e rinchiuse nell'unica realtà che la protagonista conosce prima di avventurarsi nel sogno: i fiori e gli animali parlano; il gioco del croquet non segue le regole proprie del gioco o comunque sembra non averne; per raggiungere la regina rossa è necessario prendere la direzione opposta; o la torta che prima si distribuisce e poi si taglia... etc.

3. Le guide
Nel primo libro sono due i personaggi che accompagnano Alice nelle sue avventure. Il Bruco e il Gatto hanno, infatti, per la protagonista una funzione guida nella comprensione delle cose appartenenti al mondo di sotto e, se anche non sono una presenza costante, appaiono in momenti chiave del racconto: il primo è il simbolo della metamorfosi, rappresenta la possibilità della comprensione del cambiamento e del cambiamento stesso. "Chi sei?" é la domanda frequente che il Bruco pone ad Alice; l'altro, il Gatto, rappresenta la comprensione di ciò che siamo e di ciò che in una realtà rovesciata potremmo essere, non solo in quanto non-identità o altre-identità, ma piuttosto come soggetti in cui la "normalità" è capovolta, come appunto si conviene al mondo di sotto. Se "esiste" un sorriso senza un gatto, qual è il limite tra il dritto e il rovescio, o meglio tra la normalità e la follia? E che cos'è normale e che cosa folle? Se nella logica del senso la normalità corrisponde a fornire un attributo ad un soggetto, nella logica del nonsenso, in cui cambia la direzione, un attributo sta in piedi senza un soggetto che lo regga. O "per dirla viceversa": perché è impossibile un attributo senza un soggetto?
In Attraverso lo specchio la funzione guida è data dal cavaliere bianco che "spiana" la strada ad Alice: un solo balzo in avanti e sarà regina!

Entrambi i libri pongono il problema dell'identità: il rovescio, la specularità e il sogno rendono possibile l'impossibile, e se l'impossibile diviene una reale possibilità, la domanda si pone: "sono Alice o Mabel?". Accanto al dubbio amletico, la memoria delle propria conoscenza nel primo libro dovrà essere la garanzia che Alice é Alice, ma la memoria traballa; mentre il "cogito ergo sum", espresso da "se piango sono" nel secondo, non rasserena la protagonista perché le lacrime potrebbero essere il sogno di qualcun altro, (del re rosso che dorme invece di mangiare il pedone-Alice).
Anche i concetti di tempo e di spazio sono funzionali a questa crisi di identità. Nel mondo di sotto e nel mondo dello specchio, spazio e tempo hanno altri andamenti e direzioni o fissità come l'orologio del cappellaio magico fermo all'ora del tè.
I giochi di parole e i nonsensi e la distinzione tra significante e significato contribuiscono ad instillare i dubbi d'identità, attraverso degli scambi interpretativi di ciò che è detto, ed il vero diviene non-vero e viceversa.
Il Vitello-Similtartaruga è proprio il simbolo della crisi essere-non essere o vero-non vero, e per Alice questo incontro dovrebbe essere un insegnamento contro gli angosciosi dubbi d'identità: è un vitello o una tartaruga? Né l'uno né l'altro ma un po' tutt'e due. E la confusione genera tristezza, ma la tristezza è una fantasia nel mondo dove tutto è possibile.

Chissà se i sogni sono di Alice o di Carroll? Chissà che non sia un tentativo di eludere la verità di Alice? Tre stelline a causa del dubbio, alimentato anche da parti del testo che possono essere interpretate psicologicamente come la tirannia e la violenza dell'autore sulla piccola Alice. Mentre, cinque stelline per il genio di Carroll, ma si sa che la genialità emerge solo dall'interpretazione di qualcun altro, perciò le stelle rimangono tre!

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