domenica 20 novembre 2005

Veronesi: «Sì alla pillola abortiva»

--- Post eliminato ---

› vedi l'articolo

3 commenti:

  1. Mia carissima Gufa,
    ti ringrazio per aver visitato il mio blog ed avermi inviato il link che mi ha condotto fino a te.

    Ogni scelta personale coinvolge altre persone, fin da quando uno decide di andare all'asilo, a scuola, al lavoro, di sposarsi.
    Non posso fare finta di non essere di nessuno.
    L'errore di Veronesi sta esattamente qui: sono libero, quindi posso fare quello che voglio. Questo è l'individualismo.
    Libertà non è scelta: scelgo fra tante cose quello che più mi piace o mi interessa.
    Libertà è molto di più.
    Si può decidere di morire per la libertà.
    Libertà è soddisfazione, sono libero quando ottengo ciò che mi soddisfa e nulla e nessuno mi possono togliere questa soddisfazione.
    La scelta è appena un aspetto.
    Dove sono più soddisfatto?
    Nel fare quello che mi pare?
    Posso anche buttarmi sotto il treno, posso avvvelenarmi, posso uccidere, rubare, violentare, distruggere. Sono soddisfatto?
    Capisci bene che questo non è quello che ognuno di noi cerca.
    Non c'entra chiesa o laicità.
    Basta guardare a se stessi.
    Che cosa cerchiamo di più.
    Mio padre, figlio di un medico molto benestante, è andato perfino all'elemosina per far crescere noi figli. Perché si è sacrificato?
    Per un bene più grande, per me e per i miei quattro fratelli. Mia madre era diventata pazza.
    Lui poteva benissimo rifarsi una vita con un'altra, chiudere in manicomio mia madre ed affidare noi ad un collegio.
    Avrebbe sofferto di meno.
    Perché non lo ha fatto? Perché si è ridotto in miseria umiliandosi in tutti perché noi e mia madre potessimo vivere?
    Ha fatto una scelta personale, che ha coinvolto anche noi.
    Per un bene.
    Ha rinunciato a tutto per noi e ci ha tirato fuori da quella situazione.
    Era libero. Bastava che scegliesse per sè. Ha scelto per noi.
    Ecco perché la libertà non è un affare di scelta personale e coinvolge altre persone. Nel bene o nel male.
    Io benedico mio padre, che era ateo e donnaiolo.
    Tutto qui.
    Grazie per il tuo sito e per il tuo commento al mio blog.
    Non è per obbligo ecclesiastico che sono contro l'aborto: è per semplice riconoscenza verso mio padre, che ha scelto di vivere e di far vivere me, mia madre, i miei fratelli.
    Non sono sposato, sono un pessimo elemento, vivo nella tentazione quotidiana della disperazione. Mio padre mi ha fatto vedere che cosa significa vivere drammaticamente la vita. Ecco perché desidero che i bambini nascano: perché possano conoscere di essere amati, come me, fin nelle condizioni più tragiche e difficili.
    Non posso approvare i dispensatori di morte, anche se sono illustri scienziati: offenderei mio padre, che ha scelto di farmi vivere a qualsiasi costo suo personale. E' morto giovane (63 anni) per un tumore all'intestino.
    Non c'entra la chiesa. La chiesa mi ricorda semplicemente come stanno le cose: mio padre ha dato la vita per me.
    Conosci il latino; un po' anche io.
    Melium esse quam non esse.
    Tutto qui. La RU486 e l'aborto dicono esattamente il contrario.
    Mio padre mi ha dato la vita, il Prof. Veronesi e tanti come lui vuole dare la morte.
    Io sto con mio padre.

    Con stima
    Francesco Giuseppe Pianori (Cecco)

    RispondiElimina
  2. Perdonami il latino maccheronico.
    Correggo:
    MELIUS ESSE QUAM NON ESSE
    che vuol dire: la vita è la più bella avventura che ci possa capitare.
    Per quale motivo dovremmo dire il contrario? E poi, chissà perché finiamo per decidere sempre noi della vita degli altri.
    Se uno volesse uccidermi che cosa direi?
    La letteratura scientifica conosce molto bene il patimento del feto abortito. Noi spessissimo fingiamo di non sapere. Un po' come facevano le persone "civili" al tempo delle dittature nazista, fascista e comunista. L'ingiustizia tocca un altro: io volto la faccia dall'altra parte e tiro diritto. Così tutti finimmo nella guerra distruttrice che mio padre e mia madre conobbero bene. Io no. Più "fortunatamente" sono nato quattro anni dopo la fine.
    Sangue chiama sangue. Non ci accada che il sangue degli innocenti uccisi nell'indifferenza nostra ricada su di noi, così allegramente intellettuali colti e internazionali, così latinamente snob.

    RispondiElimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina