giovedì 9 marzo 2006

Il voto alla Cultura

Berlusconi è il solito “incantatore di serpenti”, i suoi interventi fanno esaltare entusiasmi che sono soliti rimanere sopiti anche di fronte alla bellezza della natura e alla purezza della moralità: otto plausi senza riserve dal Congresso americano a Silvio Berlusconi, con lacrimuccia della Signora Hillary Clinton al racconto – inopportuno – di quel piccolo Silvio accompagnato dal padre in visita alle tombe degli americani, morti per liberare l’Italia dalla dittatura. Sbandieramenti, larghi sorrisi, urla di sostegno al proprio leader durante le conventions di Forza Italia; esaltazioni senza ragionamento – Love America – e senza senso – le vignette di presa in giro all’Islam – stampate su magliette indossate da chi è la faccia pubblica dell’Italia.
Ma lui, il Presidente del consiglio, non è un esagitato, nei suoi comizi è costretto ad alzare la voce, perché tanti sono gli entusiasmi dei militanti e in qualche modo le sue emozioni ne sono coinvolte; se potesse invece essere presente in televisione più spesso, se potesse farsi vedere a tutti con più frequenza, ne sarebbe felice e non avrebbe motivo di urlare, semplicemente perché tutti potrebbero ascoltare – bene – (alzando solo il volume) una persona garbata, che con fermezza e chiarezza esprime i propri intendimenti nell’interesse di tutto il Paese.
L’Operazione Verità non ha riscontro se non si dà a Berlusconi la possibilità di apparire in televisione, se a lui si nega l’opportunità di far conoscere l’immenso lavoro che questo governo ha attuato in cinque anni, se Prodi e tutta la sinistra danno il via al Festival della Falsità e se contemporaneamente tutti loro «costruiscono un meccanismo per non fare apparire Berlusconi in televisione»; come può la destra moderata comunicare il vero ai suoi elettori e fare in modo che questi divengano i missionari del verbo di questo schieramento politico?
Come è possibile – si chiede il Presidente del consiglio – che la gente sappia come stiano le cose in verità se ora anche il Corriere della Sera si è spostato verso sinistra?
Caro Presidente, la risposta è semplice: gli italiani che vivono in questo bellissimo Paese torturato dalla follia “politica” conoscono la verità. È una verità di cui si fa esperienza ogni giorno e che non dà speranza ad un futuro migliore, è una verità viva e presente in ogni bisogno materiale, che ha un costo insostenibile per molte persone, è una verità che parla di disoccupazione e di precarietà. È una verità che emerge dai sondaggi Istat, e Lei, Signor Presidente, non ha bisogno di chiedere agli americani come funzioni la logica dei sondaggi, in quanto non crede a quelli Istat, basterebbe fermarsi ed ascoltare quella rabbia che negli italiani sta raggiungendo livelli indicibili, è quella rabbia nel cuore di quegli italiani – ora profondamente delusi – che cinque anni fa votarono per i partiti di centro-destra. È quella rabbia immensa di vedere la nostra Italia nella recessione e povertà economica e di saperla spacciata anche culturalmente. Guardi la Sua politica di annientamento delle Università!
Nemmeno la sinistra si presenta come una soluzione decisa e salvifica, però a questo punto è sicuramente il luogo migliore verso cui dirigersi, perché se dobbiamo trovarci in un’Italia povera, la preferiamo solo economicamente e non culturalmente!

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