giovedì 16 aprile 2009

Dostoevskij polifonico

Michail Bachtin, Dostoevskij. Poetica e stilistica, Trad. it. Garritano G., Einaudi (collana Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie), Torino, 2002, 356 pp.

Saggio molto interessante anche se un po' pesantuccio. Certo, quando si sostiene una tesi è necessario sondare tutto ciò che è utile per capire su quali basi poggiano le argomentazioni, ma mi sembra che Bachtin esageri un pochino, con il rischio di mandare fuori strada il lettore, e che sia anche un po' ripetitivo.
Su Dostoevskij si è detto di tutto o comunque moltissimo, ma secondo Bachtin pochi si sono avvicinati alla comprensione della poetica e della visione artistica del grande romanziere russo, che è stato definito un filosofo, un pubblicista, uno dei più grandi autori del dramma dopo Shakespeare, ecc., ma pochi si sono soffermati su un'analisi profonda della forma artistica, non vedendo in Dostoevskij innanzitutto un artista che ha creato una nuova forma letteraria. D. è, insomma, un novatore.
La tesi di Bachtin è che il nuovo tipo di pensiero letterario e la nuova struttura poetica e formale di D. si può chiamare polifonica. D. è quindi il creatore del *romanzo polifonico*, ossia a più "voci". Polifonico perché in tutta l'opera è presente una pluralità di coscienze indipendenti (dall'autore stesso) e differenti tra loro appartententi però ad un quadro unitario. Gli eroi dostoevskiani sono indipendenti in quanto non sono oggetto della parola dell'autore, ma sono soggetti della propria parola significante e sono chiamati gli "eroi dell'idea". L'analisi di Bachtin sulla parola dei personaggi di D. è profondissima, anticipata da una sull'idea e sulla funzione del personaggio.
L'opera polifonica poi si inserisce nel genere del romanzo perché il suo principio unitario è rintraciabile nella coesistenza e nell'interazione. L'unità del romanzo in una pluralità di voci è data dal principio della contemporaneità. Bachtin dice che, più o meno con queste parole, nella contemporaneità tutto il materiale semantico e quindi tutto il materiale della realtà dialogica si realizza in un sol tempo nella forma del raffronto drammatico. La forma drammatica sarebbe quindi per Dostoevskij un mezzo per costruire il suo mondo nello spazio escludendo sostanzialmente il tempo: non c'è divenire ma solo contemporaneità, coesistenza, interazione e contrasto delle coscienze.

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